Filippo Lambertenghi Deliliers, classe 1980, nasce a Milano negli anni in cui l'estetica di una città diventa nostalgia e stimolo. E' il nuovo e l'antico, da vedere dentro lo stesso obiettivo.
L'inizio è precoce ricerca. Pura, avida e curiosa ricerca di immagini. Da quando l'infanzia si fa giovinezza e lo sguardo veloce. La città, i concerti, il vivere urbano, di corsa. Queste le prime, forti battute.
Una collezione, archivio che ben presto cede spazio alle pause. Proprio come la musica, quando matura.
Pause e poesia. Questa è la seconda fase, più riflessiva.
Che coincide con Londra e gli studi alla fondamentale Saint Martins, University Of The Arts.
Lì, con sensibilità, usa il pentagramma di immagini che la società contemporanea offre, arrangiando gli scatti fotografici in armonie inusuali ma classiche al contempo.
La passione si trasforma in lavoro che convince presto il mondo del lusso (Filippo scatta per Louis Vuitton, Ralph Lauren, Bulgari, Cartier, Dom Pérignon e molti altri).
Con la sua estetica sospesa riesce a rendere visibili i suoni stratificati in uno spazio vuoto, la rassegnazione di un cancello, la solida precarietà dei passanti, il dialogo fra nubi e mare.
Il lavoro alimenta la passione. Per la ricerca, le sub-culture, i viaggi.
Da New York al sud-est asiatico ritaglia i dettagli di un viaggio personale.
Un colonna sonora di immagini.
Col tempo delinea un immaginario malinconico, ma ottimista, in ricerca di un bello che ripercorre ed unisce tempi e mondi diversi, nell'opera senza titolo di un testimone senza autore.
Nel vivere quotidiano come nel mondo fotografato, posa la lente su dettagli che potrebbero sfuggire, senza caricarli di ulteriore senso, ma aprendo un dialogo che interroga chi si trova ad osservare gli scatti. Non si ferma a credere. Ma scivola, per conoscere.
Eppure è come se al suo scatto, là fuori, tutto si mettesse in posa.